Riflessioni

Sergio Casesi

 

Riflessioni per una nuova Poesia Italiana

1
La poesia può tornare a essere libera. La poesia può tornare a essere lirica. Il componimento poetico è un fatto: è complesso, è composto, non è riducibile a un metodo. Ogni forma retorica, ogni tecnica, ogni approccio è possibile. Occorre superare il minimalismo realista degli ultimi decenni, che lascia in dote opere notevoli ma anche un conformismo diffuso, sterile e incapace di generare differenza, e quindi qualità. Si parta dall’opera per riconoscerne la qualità, non da un sistema critico preordinato.

2
La poesia italiana ha sempre avuto una sua lingua. Possiamo tornare a pensare una lingua poetica letteraria fortemente aperta e inclusiva, non necessariamente né esclusivamente la lingua d’uso. La lingua della poesia sia aperta, ricca, creativa: coloristica, musicale, ritmica, melodica. Può trarre dalla tradizione o dalle esperienze contemporanee tutto ciò che servirà al poeta per essere espressivo e musicale, ricordando tuttavia che non vi è lingua che non sia in continuo divenire, in perenne creazione. Il linguaggio poetico contribuisce alla creazione della lingua, non può essere ostaggio del parlato o della scrittura ordinaria.

3
La poesia è contemplazione cosmica: meditazione dell’essere umano in se stesso e nel mondo.
È azione: gesto dell’umano rivolto al mondo nella sua interezza. La poesia è volontà di ricreare, nel canto, riflessione filosofica e suggestione sensibile: ritmo e suono non accompagnano il significato, ma lo incarnano, ne sono parte in altra forma. Il canto poetico è disvelamento alla coscienza dell’essere vivi qui e ora, e della sua profonda e gioiosa meraviglia. È presa di coscienza della connessione tra ogni vita e il tutto, in relazione interdipendente, in costante divenire.

4
La forma di ogni poesia è unica. È il risultato di una gemmazione di pensiero-emozione: la poesia nasce, cresce, fiorisce da un nucleo espressivo insieme ideale e sensibile. La forma si compie quando l’espressione di quel nucleo è completa. Non esistono forme a priori. Le forme storiche, così come gli stili e i metri, possono rendersi necessarie se lo richiede il senso profondo di una singola composizione: da ciò non si può trarre alcuna regola generale. La metrica è generativa, germinale, aderente al ritmo necessario e preciso del verso. Il verso è un’unità indivisibile di significato, suono e ritmo. Così anche la struttura.

5
L’io poetico esprime la consapevolezza della propria connessione con il cosmo, con gli esseri viventi e con la materia. È il non-sé del poeta che si manifesta alla coscienza e quindi, liberato, si fa canto. È la scoperta della possibilità di essere in continuità con tutti gli uomini, di ogni epoca, passata e futura, e con ogni elemento naturale, percependosi frammento impermanente di un mondo in divenire. L’io poetico è la voce lanciata nel mondo in un processo di caduta liberatoria dell’Io. È un mezzo di continuità esistenziale e di liberazione dalla frustrazione del possesso e del consumo.

 

Revisentes igitur ea que dicta sunt, recolimus nos eos qui
vulgariter versificantur plerunque vocasse poetas: quod procul
dubio rationabiliter eructare presumpsimus, quia prorsus poete
sunt, si poesim recte consideremus; que nichil aliud est quam
fictio rethorica musicaque poita.